XI KANT KONGRESS, XI Congresso Kantiano Internazionale

Facoltà di desiderare e ragione

Valerio Rohden

Edificio: Facoltà di Agraria
Sala: sala Locke
Data: 25 maggio 2010 - 17:00
Ultima modifica: 13 aprile 2010

Abstract

Nel suo apprezzato commento all’Antropologie in pragmatischer Hinsicht (1798) Reinhard Brandt invita a interpretare il terzo libro della prima parte di quest’opera, intitolato “Della facoltà di desiderare” (facoltà appetitiva), alla luce della Metaphysik der Sitten (1797). Alcune parti dell’Antropologia arrivano persino a svolgere in maniera più approfondita che non la MS certe sezioni relative alla facoltà di desiderare, come nel caso di quelle sull’emozioni e le passioni. Una cosa analoga succede con le Reflexionen zur Anthropologie (1923, AA 15/1 e 2) a proposito di questa stessa facoltà pratica. Ciò che intendo mostrare è la stretta articolazione tra questi tre testi a proposito della relazione della facoltà di desiderare con i concetti di autonomia, autocrazia, vita e libertà di una ragion pratica finita. E pretendo servirmi a mo’ d’esempio del caso della passione, in cui la facoltà appetitiva si frustra nella sua autodeterminazione razionale fondamentale come dominio di se stesso finendo con l’adottare una massima irragionevole.