XI KANT KONGRESS, XI Congresso Kantiano Internazionale

La funzione sistematica del sublime

Vinicius de Figueiredo

Edificio: Facoltà di Agraria
Sala: sala Hume
Data: 26 maggio 2010 - 14:30
Ultima modifica: 13 aprile 2010

Abstract

Vinicius de Figueiredo
Universidade Federal do Paraná, Brasile (UFPR/CNPq)

Se si confronta l’attenzione che Kant dedica al sublime nel 1790 con la trattazione che egli riserva allo stesso tema nelle Osservazioni sul bello e il sublime del 1764, si potrebbe ricavare l’impressione che il tema del sublime abbia perso di importanza. Nelle Osservazioni, infatti, il sublime ha lo stesso statuto del bello, in quanto entrambi sono manifestazioni del sentimento raffinato, che devono coesistere nell’ideale dell’uomo civilizzato che Kant, approfondendo le ricerche di E.Burke (1757), propone come caratteristico della nuova epoca. Nel 1790 invece, il sublime è oggetto di un’indagine esposta in una “appendice” (AK, V, 246, 30) all’Analitica della capacità di giudizio estetica la cui parte più ampia è dedicata al bello e al gusto. Ciò induce a credere che l’equilibrio esistente tra i due sentimenti nel 1764 abbia lasciato il posto al primato del bello rispetto al sublime. Ci proponiamo di mostrare che questa conclusione è affrettata. È nostra intenzione dimostrare che: (i) il sublime, così come il bello, svolge una funzione sistematica propria all’interno del sistema della critica delle facoltà che ha preso le mosse nel 1781; (ii) che le rispettive funzioni sistematiche delle due facoltà sono analoghe, cioè che, così come il bello fornisce le condizioni soggettive della conoscenza, il sublime fornisce le condizioni soggettive della moralità. Senza l’Analitica del sublime la critica del sentimento rimarrebbe dunque unilaterale e la “flessione soggettiva” del sistema critico rappresentata dalla Critica della capacità di giudizio sarebbe incompleta.