XI KANT KONGRESS, XI Congresso Kantiano Internazionale

Schiavitù attiva. Proprietà intellettuale e diritti dell'uomo

Riccardo Pozzo

Edificio: Facoltà di Agraria
Sala: sala Wolff
Data: 23 maggio 2010 - 17:00
Ultima modifica: 12 aprile 2010

Abstract

Nel seguito vorrei proporre delle riflessioni riguardanti una questione che per via della diffusione delle nuove tecnologie di videofonia pare meritare una considerazione maggiore di quella che ha avuto finora. Mi riferisco alle implicazioni che la proprietà intellettuale presenta nei confronti dei diritti dell’uomo. È vero, i diritti dell’uomo competono al diritto naturale mentre la proprietà intellettuale compete al diritto civile. Eppure non sto parlando di un ossimoro, sto parlando del fenomeno dalle proporzioni ogni giorno più devastanti dell’utilizzazione economica della proprietà intellettuale, intesa sensu latiori come alienazione del proprio pensiero, e via astraendo, dell’immagine del proprio corpo, della propria voce, addirittura della propria identità culturale. Una siffatta alienazione, se volontaria, è di regola una legittima utilizzazione economica, mentre l’alienazione involontaria (la messa in rete senza autorizzazione) è sempre reato. La diffusione delle nuove tecnologie ha però accelerato le cose: basti pensare che ogni telefono cellulare oggi è in grado di registrare voci e immagini. L’obiettivo principale di questo intervento è mostrare come in casi certamente subliminari, e tuttavia sempre più frequenti, l’alienazione volontaria della proprietà intellettuale arrivi a soddisfare i requisiti dell’istituto che il diritto romano già conosceva come schiavitù attiva. E poiché la schiavitù è argomento centrale per i diritti dell’uomo, anche la proprietà intellettuale, dunque, ha delle conseguenze rispetto ai diritti dell’uomo.